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Il bianco popolo delle tenebre Stampa E-mail
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Il bianco popolo delle tenebre

Mondi sotterranei scavati dall'acqua e avvolti nel buio: sono le metropoli che, migliaia di anni fa, molti animali hanno scelto come rifugio. Insetti e gamberi, ma anche anfibi e pesci che ora non sarebbero più in grado di vivere all'esterno

Esistono luoghi in cui il tempo non è scandito dal sorgere e dal calare del Sole e in cui il susseguirsi delle stagioni non è rappresentato da prati fioriti o frutti maturi. Si tratta delle grotte, mondi bui e sotterranei dove la vita si ostina comunque a esistere e dove sono custodite vere opere d'arte. Lo scultore è la natura, che utilizzando l'acqua come scalpello e le rocce come materia prima scolpisce pareti, apre, allarga. Ed è così che si formano camere, gallerie e intricati labirinti proprio sotto i nostri piedi. Perché una grotta raggiunga il suo completo sviluppo occorrono tempi lunghi, e spesso l'ambiente al suo interno si modifica di continuo per nuovi interventi dell'acqua o di altri fattori come il vento o il ghiaccio. Il primo passo per la nascita di una grotta è la formazione di uno spazio vuoto all'interno di una roccia, detto vacuo, in seguito all'azione di una serie di fenomeni chimici, fisici e biologici. Le rocce che più comunemente ospitano al loro interno una grotta sono quelle idrosolubili, come il gesso e il salgemma, o quelle composte da carbonati, come le rocce calcaree e le dolomie. L'acqua, che inizialmente scorre in superficie, penetra nelle fratture del suolo, le corrode e le allarga formando uno o più vacui e una serie di canali comunicanti posti su diversi livelli. In seguito l'attività di corrosione perde importanza ed entrano in gioco fattori di erosione meccanica che terminano il lavoro iniziato dall'acqua. Questa, però, instancabile continua a occuparsi dell'"arredamento" della grotta. Infatti le piccole gocce che piovono dai soffitti delle stanze, insistenti e inesauribili, danno origine a straordinarie sculture di cui le stalattiti e le stalagmiti sono un esempio. La loro formazione richiede migliaia di anni. Entrambe sono costituite da cristalli di carbonato di calcio disciolto nelle goccioline che cadono dal soffitto della grotta, che si deposita dopo l'evaporazione dell'acqua. Le stalattiti pendono dai soffitti, mentre le stalagmiti si innalzano dai pavimenti. Altro gioiello di questi mondi bui e sotterranei sono le perle di grotta, costituite anch'esse da carbonato di calcio. Si formano nelle pozze dove l'acqua è continuamente sottoposta al gocciolio proveniente dall'alto che crea moti circolari nel piccolo specchio d'acqua. Sono questi moti a permettere la formazione di concrezioni calcaree sferiche che si meritano il nome di perle. Nelle grotte di rocce gessose, invece, le pareti sono spesso decorate da drappeggi di alabastro (la forma pura microcristallina del gesso) e dai soffitti pendono complesse infiorescenze gessose. Quasi ovunque sotto la superficie del nostro Pianeta, la natura ha scavato canali, grotte e corridoi. In Italia esistono circa 15.000 grotte in rocce calcaree o gessose, sulle montagne o a ridosso del mare. Nelle Alpi Apuane si trova la grotta più profonda (1200 metri) e più lunga (52 chilometri), mentre la più grande caverna è nel Carso triestino: misura 240 x 180 x 138 metri. Questi ambienti non sono affascinanti e di grande interesse scientifico solo per la loro architettura, ma anche per le forme di vita che in essi hanno deciso di trascorrere la loro esistenza. Nelle grotte manca la luce del Sole, fonte primaria di energia in superficie. Di conseguenza mancano anche le piante verdi, che di quella luce hanno bisogno per svolgere la loro principale funzione: la fotosintesi clorofilliana. Il regno vegetale è rappresentato solamente da qualche microscopico fungo e dai batteri. Nonostante ciò sono migliaia le specie di animali che vivono nelle grotte. Alcuni, detti troglosseni, ci capitano solo occasionalmente; altri, i troglofili, prediligono l'ambiente sotterraneo sebbene frequentino anche quello esterno (ne sono un esempio i pipistrelli), altri ancora, i troglobi, vivono permanentemente nelle grotte e non sarebbero più in grado di sopravvivere all'esterno. Si tratta in particolare di invertebrati, ragni, insetti, crostacei, vermi, ma anche di qualche vertebrato, come pesci e anfibi. La loro origine non è però cavernicola: questi animali si sono trasferiti nelle grotte in tempi remoti, quando il nostro Pianeta ha subito profonde modificazione climatiche. Milioni di anni fa le specie troglobie vivevano all'esterno, in ambienti freddi o nei suoli umidi della foresta. L'improvviso innalzamento della temperatura che caratterizzò l'epoca postglaciale li vide costretti a rifugiarsi là dove avrebbero trovato le condizioni adatte per sopravvivere. Nelle grotte, infatti, la temperatura (che si mantiene sempre costante) è inferiore a quella dell'ambiente esterno e l'umidità è piuttosto elevata. Per trovare scampo, dunque, questi animali rinunciarono alla luce del Sole e il loro organismo a poco a poco si adattò perfettamente al nuovo e difficile ambiente. In molte specie troglobie gli occhi sono ridottissimi se non addirittura scomparsi, ma la perdita della vista (diventata inutile nelle tenebre), è compensata dal potenziamento degli altri sensi, in particolare del tatto. Le antenne tattili e le zampe degli artropodi cavernicoli, infatti, sono particolarmente sviluppate. L'assenza di luce ha anche causato la depigmentazione della pelle di questi animali (che sono quasi tutti d'aspetto biancastro), poiché non è più necessario proteggerla dai raggi del Sole. Un altro problema da affrontare giornalmente è la scarsità di riserve alimentari. Il popolo delle grotte si è adattato a questa condizione rallentando notevolmente il metabolismo, così da non avere bisogno di abbuffarsi di cibo. Questa caratteristica rende le creature delle tenebre più longeve dei loro parenti di superficie. Ne è un esempio il proteo, un anfibio parente delle salamandre che può vivere fino a 15 anni (contro i tre delle "cugine"). Questo animale è perfettamente adattato alla vita sottoterra. Innanzitutto il proteo è neotenico, cioè anche da adulto mantiene l'aspetto tipico delle larve. Diventare grande sarebbe infatti un'inutile e costosa spesa energetica. Le branchie, che nelle salamandre di superficie spariscono nell'individuo adulto, nel proteo restano per tutta la vita. Esse spuntano dai lati del corpo come delle appendici piumose che catturano l'ossigeno dall'acqua che satura l'aria delle grotte. La pelle del proteo è completamente depigmentata, i suoi occhi sono atrofizzati e le zampe molto ridotte. Fra le straordinarie creature delle tenebre gli artropodi sono sicuramente i più numerosi. Proprio nelle grotte gli scienziati hanno scoperto il maggior numero di specie ancora sconosciute. Una grotta in questo senso straordinaria è quella di Movile, in Romania, scoperta per caso nel 1992 durante gli scavi per la costruzione di una centrale elettrica. La caratteristica che rende questa grotta unica è il suo totale isolamento dall'esterno, con il quale non esiste nessuna comunicazione. Un ecosistema assolutamente indipendente che ha lasciato sbalorditi gli studiosi. L'ossigeno è qui ridotto al minimo, l'aria è satura di zolfo e metano e i laghetti che occupano le depressioni in alcune cavità della grotta sono di acqua tiepida e sulfurea, agitata da bolle gassose. Gli abitanti della grotta sono tutti invertebrati, insetti, crostacei, ragni, scorpioni, che si sono perfettamente adattati non solo all'ambiente sotterraneo e alle sue caratteristiche estreme, ma anche al suo totale isolamento dal mondo, trovando il modo di reggersi dal punto di vista energetico e di costituire una catena alimentare senza che giunga nessun contributo (come invece accade in grotte non totalmente isolate) dall'esterno. Alla base di questa catena ci sono i batteri autotrofi, in grado cioè di sintetizzare lo zolfo e il metano traendo l'energia necessaria per sopravvivere. Questi organismi e i loro detriti diventano il cibo per altri batteri, per le larve di crostacei e insetti e per alcuni molluschi. Al vertice della catena si trovano i predatori: insetti, vermi e sanguisughe. Queste ultime, per vivere nella grotta, non si nutrono più di sangue ma hanno imparato l'arte della caccia. Fra gli animali straordinariamente adattati a questo ambiente chiuso c'è la nepa (un insetto che vive anche negli stagni di superficie), che per trasferirsi nella grotta ha subito molte modificazioni: è incolore e ha perso gli occhi. Per poi catturare più efficacemente l'ossigeno in un ambiente che ne è povero ha sviluppato un tubicino addominale con funzione respiratoria. Gli animali di Movile e tutti gli altri abitanti delle grotte sono un mondo parallelo al nostro, altrettanto ricco e affascinante e con ancora tanti tesori da scoprire.

Laura Rosa

 
 
 
 
 
fonte: NEWTON - Copyright 2006 © Rcs Periodici Spa
Ultimo aggiornamento ( martedì 28 novembre 2006 )
 
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