| Vallone d'Angora |
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| Scritto da Ursus Spelaeus | |
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Escursione del 24 settembre. Siamo un piccolo gruppetto, io, Fabio, Barbara, Marco Jones, Antonio e Anna, che prendiamo ad Artena. La strada da fare è lunga, ma alla fine arriviamo al sentiero, vicino a un fontanile nei pressi di alcune villette di campagna. E' bel tempo, fa caldo, così ci mettiamo gli zaini in spalla e partiamo. Il sentiero dapprima sale, poi sembra sparire fra la vegetazione e un attimo di indecisione ci coglie, mentre rovi pieni di more ci offrono una buona colazione. Attraversiamo così un campo e chiediamo a una coppia informazioni. Anche loro stavano cogliendo le more... in realtà noi eravamo partiti per fare un'escursione, ma quelle more, così mature, così tante, ci distoglievano in continuazione. Marco Jones le divora a quattro ganasce, sembra non averne mai mangiato, è difficile stargli dietro. I rovi pieni di more spuntano ovunque e noi li saccheggiamo come barbari. In breve ho la pancia piena di more. Il sentiero a un certo punto si biforca. Più sotto c'è un piccolo corso d'acqua. Vado avanti e lo guado, ma là non si può proseguire, la vegetazione è incolta, così torno indietro dagli altri. Si guaderà più avanti. Una sosta di qualche minuto. Un pastore, con il gregge di pecore e alcuni cani, viene verso di noi. Anche a lui chiediamo qualche informazione. Si prosegue per il sentiero e alcuni metri più avanti troviamo il corso d'acqua e guadiamo. Ben presto ci immergiamo nel fitto del bosco, seguendo i segnali del sentiero sugli alberi. Impossibile vedere il paesaggio, chiusi come siamo dal bosco. A tratti, fra le fronde, appare un pezzo di cielo e la sagoma di una parete rocciosa che si staglia nell'azzurro. In terra è pieno di rami caduti, pietre e rovi, così che dobbiamo procedere a fatica e guardare continuamente in basso per evitare di inciampare. Poi il sentiero finisce a una parete di roccia. Bisogna arrampicarsi per circa 3/4 metri e riprenderlo. Da lì ricomincia a salire, sotto di noi sentiamo il fiume che scorre. Ad un certo punto si restringe e ci ritroviamo sulla sinistra la parete e a destra il baratro... almeno un centinaio di metri di salto! Antonio consiglia giustamente di tornare per tempo, se al ritorno dovesse coglierci il buio o la pioggia in quel punto sarebbero guai... Camminiamo in quella foresta per qualche ora, fin quando la fame ci consiglia di fare una sosta in mezzo a massi giganteschi. Ci rimettiamo in marcia. Il sentiero sembra non aver fine, abbiamo tutti la sensazione di non arrivare ad una meta... ed infatti decidiamo di fermarci e tornare indietro. Rifacciamo la strada a ritroso, superiamo il sentiero sul baratro, scendiamo in arrampicata il saltino di 3/4 metri, ripercorriamo il sentiero accanto al fiume, guadiamo, mangiamo le more che abbiamo lasciato sui rovi all'andata. Vicini ormai alle macchine, Antonio trova una vite selvatica che ci regala un grappoletto di uva. Al fontanile ci diamo una sciacquata, beviamo, mangiamo qualcosa, ci cambiamo e decidiamo di andarci a prendere qualcosa in paese.
Entrati ci fermiamo a un bar dal nome particolare: Bar Orsetto. Visto che io sono Ursus si scherza su quel nome e si entra nel bar che diventa così "mio" a insaputa del reale padrone... |