| Sulla vetta del Monte Viglio... |
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| Scritto da Ursus Spelaeus | |
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… o quasi. Siamo in tanti all’escursione del 3 dicembre: 11 persone. L’appuntamento è uno dei soliti: alle 8 all’Anagnina, dove troviamo la Dolichopoda, Alessandro e Matteo. Antonio arriva in ritardo e il Padre ci aspetta a Valmontone. Partiamo, prendiamo l’autostrada e a Valmontone, dove ci aspettano gli altri, entriamo in un supermercato. Io e Fabio ci dirigiamo verso il reparto pane e affettati e, lì vicino, al reparto dei cappelli, vediamo Marco Jones che se ne prova uno… la giornata si prospetta ricca di sorprese. Fabio prende da mangiare e insieme ci prendiamo un bel rinforzo per il viaggio: un pezzo di pizza bianca che divoriamo in auto. Alle 11, minuto più minuto meno, siamo sulla sterrata da cui parte il sentiero. Asia scalpita e, uscita dalla macchina, comincia a correre. Finalmente si comincia, zaini in spalla, con Asia che ci sorpassa e torna indietro di continuo. Il sentiero costeggia una parete di roccia. Sale con poca pendenza. Poi si biforca. Decidiamo di andare a destra. La strada comincia a salire, gli arbusti lasciano il passo a faggi spogli ed abeti verdi. Massi grigiastri spuntano qua e là sul terreno battuto. Dopo poco più di un’ora incontriamo tre escursionisti che ci consigliano di non arrivare alla vetta del Viglio. Troppa neve ghiacciata, hanno avuto problemi perfino coi ramponi. Poco dopo il paesaggio si fa brullo, sparisce ogni forma di vegetazione, fatta eccezione per radi ciuffi di erba. Il sentiero diventa roccioso e sale. Ci fermiamo in vista della vetta, in un piccolo pianoro che si affaccia su un dirupo franoso. Scattiamo qualche foto e prendiamo la via del ritorno. Facciamo sosta ai piedi di un grosso masso. Sono le 14 passate ed è tempo di pranzare. Il Padre distribuisce mandarini a tutti. Lollo chiacchiera e la Dolichopoda si lamenta. C’è perfino Cecilia quel giorno, poco vestita per la montagna, tanto che ho dovuto darle la mia sciarpa e i guanti da neve. Dopo mangiato prendiamo la nostra roba e ripartiamo. Entriamo così nel bosco, con Asia che si diverte a prendere i bastoni che io e Antonio le lanciamo. Ne prendo uno grande in terra, fra le foglie marcite, e lo mostro al cane, che lo afferra coi denti e scappa via… al bastone, però, era attaccato del filo spinato, che mi girava intorno, nascosto nel fogliame… e a momenti mi strappa pantaloni e polpaccio… Giunti al bivio decidiamo di prendere il sentiero che va verso sinistra, per qualche decina di metri almeno. Si entra così in un bel vallone coperto di neve ghiacciata, i versanti rivestiti di abeti. Camminiamo un po’ sulla neve, in attesa che ci raggiungano gli altri, poi torniamo indietro e scattiamo altre foto. Cecilia ha raccolto della legna da ardere, almeno così pareva… fin quando ci dice che quello invece è il suo albero di Natale… Riprendiamo il sentiero e in breve siamo alle auto. Arrivati al paese, a Filettino, parcheggiamo e facciamo un giro. Entriamo in un locale che in pochi metri quadrati era trattoria, pizzeria, pub, tavola calda e bar… In una saletta uniamo 2 tavoli e ce ne stiamo un po’ a chiacchierare, davanti a tazze di tè caldo, cioccolata e bicchieri di birra. Poi si fa tappa a un fornaio che produce dolci caserecci. Ne vedo alcuni gustosi e mi balena l’idea di portarne qualcuno a casa. Poi l’idea mi passa, visto che la signora prende i dolci con le mani e poi va alla cassa e maneggia i soldi. Alle auto ci si saluta, mi riprendo i guanti e monto in macchina con Alessandro e Matteo. Alle 20,30 sono a casa. |