| Pozzo Comune (1° Raduno Speleonauti) |
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| Scritto da Ursus Spelaeus | |
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Relazione uscita del 18-03-06 a Pozzo Comune
- di Ursus Spelaeus
Il primo raduno Speleonauti si è concluso. A notte inoltrata, con una buona dose di vino in corpo, l'odore di fumo addosso e un fuori programma creato da Sbrokken. Ouso di Pozzo Comune, 18/19 marzo 2006. L'appuntamento, in questa occasione, è più speleo che mai: a mezzogiorno al Bar Semprevisa di Carpineto Romano. C'è gente che viene da fuori, lo Speleo Club Forlì, e un appuntamento alle 8 sarebbe stato sconveniente... Io ho appuntamento con Sbrokken vicino casa mia, alle 10. Sapendo dei suoi ritardi esco alle 10,05. Dopo 10 minuti mi chiama dicendomi che è in ritardo... Arriviamo così a casa di Fabio. C'è già Gabriele che aspetta. Fabio ci raggiunge in strada, ma nel frattempo Sbrokken si è allontanato: le immancabili sigarette che gli mancano sempre. Ma necessita anche dei panini, di fare colazione, delle batterie per la tikka, della benzina per il fuoristrada. Si riesce a partire, in ritardo sul ritardo. Sbrokken non trova i suoi CD e ce li fa cercare. Ma niente. Chissà che fine hanno fatto. Chissà se sono mai esistiti questi CD... Varie tappe lungo la strada: colazione a un bar sulla Tuscolana, (15 minuti), benzina all'area di servizio (almeno 15 minuti). Usciti dal casello troviamo ad aspettarci i nostri amici coi nostri ospiti. La carovana di auto parte, diretta a Carpineto. Giunti a Pian della Faggeta troviamo altre auto. Vincenzone è già sul posto. C'è anche Aldo con suo fratello. Nanni ci consegna le bandane nere che abbiamo fatto fare con il logo degli Speleonauti: un omaggio per i nostri ospiti. Ma mancano i panini. Così io, Fabio, Gabriele, Padre Gherardo, Marco Jones e Lollo montiamo in macchina e raggiungiamo il ristorante Feoli. Ormai si è fatta ora di pranzo. Preparati i panini ci sediamo ai tavoli fuori a mangiare. Si ritorna a Pian della Faggeta. Non c'è quasi più nessuno. La gente, tanta, è ormai entrata in grotta. Ci cambiamo e ci avviamo verso la dolina di Pozzo Comune. Siamo tanti quel giorno, di svariati gruppi speleo: Speleo Club Roma (per l'occasione c'è anche il nostro presidente), Speleo Club Forlì (quelli del motto: "il tuo futuro è sottoterra"), Utec Narni, ASR (unica rappresentante non entrata però in grotta), GGFAq (il mitico Aldo), GGP Terni, Shaka Zulu Subiaco e alcuni Cani Sciolti (Padre Gherardo e Sbrokken). Scendiamo il P3 iniziale, noi ultimi ad entrare, io, Lollo, Antonio, Padre Gherardo, Angelo. Scendiamo l'altro P3. Il P13 è armato, ed anche il P4 successivo. Io e Antonio scendiamo quello, già provato dal Padre; Lollo e Angelo andranno al P19. Scendo io per primo. Arrivato al frazionamento, pochi metri più giù, vedo una luce nel fondo. Uno di Forlì, fradicio, voleva risalire. Scendo e dico ad Antonio di lasciare salire il ragazzo prima di scendere. Sul fondo c'è acqua. Arrivo al P4. Acqua che cade e scorre anche lì. Devo avere un buco nello stivale destro, sento il piede bagnato. Raggiungo insieme ad Angelo la base del P19. C'è un po' di gente. Andiamo avanti. Nel frattempo ci hanno raggiunto Stefano e la Dolichopoda. Arriviamo ad un punto in cui bisogna scendere con la longe per non finire in acqua. Dopo di che c'è un piccolo traverso prima di scendere lo scivolo del P7. Più avanti prendiamo per lo scivolo di fango. Comincia il meandro, superiamo alcuni punti in opposizione per non bagnarci. Durante il percorso incontriamo gente che esce. Arriviamo all'imbocco del Marilu, il tempo di dare un'occhiata e si torna indietro. Salgo per primo lo scivolo del P7. Esco, vado avanti e mi fermo pochi metri prima del P4 per aspettare gli altri. Poi decido di salire da solo. Risalgo il P4, arrivo al P13 e comincio a salire. Arrivato al frazionamento vedo una luce in cima. Un tizio mi chiede: "Ma che cos'è questo?" "Un P13" rispondo io. All'andata non l'aveva notato. Esco dal pozzo. Rientro nella sala, risalgo il P3, l'altro P3 e sono fuori. E' ancora giorno. Sono fradicio. Mi cambio e indosso la bandana. Marco Jones sfoggia il suo berretto acquistato nel Montana, ma nessuno se ne accorge. Gli altri sono già nell'area attrezzata a preparare il fuoco per la braciolata finale. Io e Sbrokken decidiamo di aspettare Fabio. Si fa buio. Andiamo a dare un'occhiata all'entrata della grotta. Fabio e Nanni, che hanno disarmato la grotta, e la Dolichopoda stanno uscendo. Dopo qualche minuto saliamo in macchina e raggiungiamo l'area attrezzata. I fuochi ardono, il salame è stato affettato, il vino è già in circolo nel sangue. Il Sangiovese portato dai forlivesi è buono e va giù che è un piacere. Ma berne troppo ti può portare fuori rotta... Siamo in tanti. In grotta eravamo una trentina, ma là fuori si contano almeno 40 persone. Chi nel gazebo, fra salami, formaggi, piadine e vino rosso, chi accanto al fuoco, a scaldarsi e ridere, chi, come Antonio, davanti alla griglia a cuocere salsicce e bistecche, chi sulle panche tra formaggi e vino rosso, chi passa da un gruppo a un altro, chi vaga, chi s'apparta, chi cammina barcollando. Ad un tavolo si da il via alla Filomena... e altro vino che passa e s'ingolla. Vincenzone racconta qualche barzelletta. Mezzanotte passa e se ne va. Si spengono i fuochi, si raccoglie la roba, si monta in macchina. Decidiamo di andare a un bar per un caffè finale. La macchina con Aldo parte per prima. Poi partiamo noi, io, Fabio, Gabriele e Sbrokken nel fuoristrada. A che ti serve un fuoristrada se poi non ci vai fuori strada?
Sbrokken accelera sulla strada sterrata, prende un dosso e la mia testa
finisce contro il tettino dell'auto. Non corre poi tanto forte, ma su
quella strada l'effetto è un altro. Prende le curve troppo veloce,
sbanda, riprende il controllo e via... contro la recinzione e un albero
che se ne stava lì per i fatti suoi. Nessuno si è fatto
male. Scendiamo dall'auto per controllare i danni. La recinzione ha attutito
il colpo. Un palo da verticale è passato ad orizzontale ed ora
sta sotto le ruote anteriori. Una ruota è nel vuoto, l'altra anche,
poggia sulla rete metallica. Le ruote posteriori sono infossate nella
terra. La targa anteriore è accartocciata, una freccia è
partita. L'albero non si è fatto nulla, per fortuna. Sbrokken innesta
la retromarcia e prova ad uscire da quella situazione. Niente, le ruote
girano a vuoto. Chiamo Aldo, non è raggiungibile. Chiamo Antonio,
idem. Si riesce a parlare con la Dolichopoda. In breve la carovana di
auto ci raggiunge. La gente esce dalle auto, un via vai di ragazzi che
guardano la macchina e cercano un modo per tirarla fuori. Qualcuno parla
di un trattore. Sbrokken, rinsavito di botto, ci sprona a fare qualcosa,
è convinto che il fuoristrada si possa tirare fuori in un attimo. Fila tutto liscio. Tappa a un autogrill. Aldo decide per una spaghettata a casa di Angelo. Io rifiuto, sono cotto, ho lo stomaco un po' in subbuglio. Fabio anche rifiuta, ha mal di testa e "non la sente come una cosa sua". Nanni idem, per evitare che la moglie divorzi. Anche la Dolichopa se ne va a casa. A casa di Angelo saranno Aldo, Angelo, Gabriele, Sbrokken sempre più Sbrokken e il fratello di Aldo. Che cosa avranno combinato si ignora. Il primo raduno Speleonauti si è concluso. Ha vinto l'amicizia, ha vinto il divertimento. Ha vinto soprattuto il Sangiovese, il rosso che non perdona.
--|Vrsvs Spelaevs|-- "Tutto ciò è detto con il sorriso ed è per mantenerlo che ognuno di noi a prescindere dagli altri deve a mio avviso mantenere il proprio stile di comportamento senza perdersi in mere disquisizioni." |