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Occhio della Farfalla Stampa E-mail
Scritto da Ursus Spelaeus   
  Relazione uscita del 5-03-06
all'Occhio della Farfalla
-  di Ursus Spelaeus

Tornavamo dall'escursione a Campo Felice, io, Fabio ed Alessandro.

L'indomani avremmo dovuto essere a Grotta Cola, insieme ad altri speleonauti e principianti.

Il cellulare di Fabio squilla. E' Aldo. Il giorno dopo, assieme a Nanni, sarebbe andato all'Occhio ad armare la risalita e disostruire una strettoia. Gli serviva Fabio per completare parte del rilievo.

Il richiamo della grotta chiamata da Vincenzo di Carpineto, che l'ha scoperta, Occhio della Farfalla, è forte. Fabio rinuncia alla grotticina. E rinuncio anch'io.

La sera, a casa di Fabio, chiamiamo Puorcavuacca e lo avvertiamo della nostra assenza.

La storia dell'Occhio della Farfalla

Era un buco, un piccolo buco sotto strada, come tanti ce ne sono nei paesaggi carsici italiani.
Un buco trovato da Vincenzo 20 anni fa, che lo allarga, scoprendo un pozzetto di 4 metri. La grotta finiva lì. Per 20 anni la grotta sotto strada era un buco profondo 4 metri.
Durante un'esplorazione con Aldo, Vincenzo lo convince a vedere quel buco. Aldo era addirittura in pantaloncini. Decidono di scendere. Aldo toglie qualche sasso, scava, da alcuni fori nel terriccio viene fuori aria. Toglie un sasso e il terriccio lo prende in pieno in faccia. Esce aria da quel buco. Lo allargano. E comincia l'esplorazione dell'Occhio della Farfalla, la cui profondità è ora stimata intorno ai 450 metri.

L'appuntamento è, come al solito, all'Anagnina, alle 8. Là troviamo alcuni dell'SCR che andavano in un'altra grotta, sempre in zona Carpineto. Troviamo Nanni, mentre Aldo ci aveva già affiancato in strada con la sua auto.

Partiamo.

La solita sosta a fare colazione in pasticceria. Finalmente si arriva in vicinanza dell'imbocco. Pioviggina e c'è nebbia. Ci si cambia, un po' in auto un po' fuori. In breve mi sento acqua nelle orecchie e nei capelli.

Fabio arma e scende con Aldo. Arriviamo all'entrata anche io e Nanni. Mi infilo nella strettoia, raggiungo la finestrella, entro nell'altro cunicolo, trovo la corda, longe lunga, mi lascio andare e sono nella nicchia, scendo il gradino, mi infilo nell'altro stretto cunicolo fino a vedere la corda del traversino all'imbocco del P8. Attacco la longe. Questa volta non c'è Aldo a passarmi la corda. Devo sporgermi io a prenderla. Va meglio della volta scorsa. Prendo la corda, attacco il discensore, blocco, stacco la longe, afferro il traversino per non dondolare. Vedo uno spuntone di roccia. Perché tenersi alla corda se c'è questo spuntone più vicino all'armo? Afferro lo spuntone, che si stacca e mi resta in mano. Finisco così contro la roccia, sulla verticale della corda.

Più tardi, a cena, raccontando l'accaduto, Fabio mi chiede, sorridendo, che è stata messa a fare la corda... In effetti non ho avuto una bella pensata...

Io e Nanni raggiungiamo Aldo e Fabio nella saletta della risalita. Fabio scenderà fino al P15 con Nanni per completare il rilievo.
Io darò una mano ad Aldo a disostruire la strettoria che si apre sopra la risalita.
Aldo sale in arrampicata libera. Arma e ridiscende. Salgo io con gli attrezzi, mi stacco dalla corda e resto nella nicchia. Aldo mi raggiunge e si posiziona con la corda. Attacco la batteria al trapano. Aldo comincia a lavorare per armare, poi si infila nella strettoia e la allarga un po' a furia di martellate. Riesce ad entrare, va dentro per un paio di metri, ma poi stringe di più.

Rimettiamo gli attrezzi a posto e scendiamo. Mentre Aldo finisce di sistemare gli attrezzi, vado incontro a Fabio e Nanni. Mi affaccio in un buco, largo circa un metro. Forse è lì che devo passare. Poi vedo 2 cose bianche, che mi ricordano fazzoletti di carta, vedo una colata di fango nero... no, non è quella la strada. Quello è il buco in cui Nanni ha scaricato i suoi escrementi...

Più a sinistra c'è il cunicolo in cui passare. Vado avanti, camminando carponi, poi sdraiato, c'è un rumore d'acqua abbastanza forte. Arrivo fino all'imbocco del P2, chiamo ad alta voce Fabio. Nessuna risposta.

Torno indietro. Prendiamo i sacchi. Aldo mi dice di risalire, lui andrà a raggiungere gli altri, per vedere quanto tempo ancora hanno.

So che l'ha fatto apposta a farmi tornare da solo. E ha fatto bene. Raggiungo il P8, che poi si rivela un P7, lo risalgo, esco dal pozzo e mi infilo nel cunicolo. Ho la bella idea di entrare con il sacco sulle spalle... Tutti e due non ci passiamo... Strisciando indietro cerco di trovare un punto largo per togliermi dalle spalle il sacco. Nel frattempo mi raggiunge Aldo. Un po' più avanti mi da delle dritte per portare il sacco nelle strettoie. In breve usciamo all'aria aperta. Non piove più. Apriamo la macchina di Nanni e ci cambiamo.

Ci raggiungono più tardi gli altri 2 e ci mettiamo d'accordo per una pizza. Andiamo così al Ristorante Feoli "La Rupe Dei Venti", dove varie volte abbiamo mangiato.

Ritorniamo all'Anagnina e ci salutiamo.

Il giorno dopo ho i muscoli a pezzi e qualche acciaccatura, ma so che tornerò ancora all'Occhio della Farfalla.

--|Vrsvs Spelaevs|--

"Tutto ciò è detto con il sorriso ed è per mantenerlo che ognuno di noi a prescindere dagli altri deve a mio avviso mantenere il proprio stile di comportamento senza perdersi in mere disquisizioni."

   

Ultimo aggiornamento ( martedì 28 novembre 2006 )
 
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