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Monte Argatone un anno dopo Stampa E-mail
Scritto da Ursus Spelaeus   

L'ho sempre detto io: Sbrokken è nato per i fuori programma.
E Aldo è nato come l'uomo chiave.
Perché i veri protagonisti di questa giornata sono proprio loro, Sbrokken e Aldo, che, anche se non lo abbiamo visto, ha risolto la situazione a distanza. Più uomo chiave di così...

Ma cominciamo dall'inizio.

Fabio mi chiama la sera prima, sabato, e mi parla che con Sbrokken pensava di tornare al Monte Argatone per vedere finalmente quella grotta che lo scorso anno, a causa del maltempo e della neve, non riuscimmo a trovare. Gli rispondo che va bene e chiamo Alessandro per invitarlo a venire con noi. Sta un po' male e mi risponde che tramite un sms mi darà conferma l'indomani se viene o meno.

La domenica mattina esco e vado all'appuntamento. Mentre aspetto mi arriva l'sms di Alessandro, che mi dice di aver dormito male e quindi non sarà con noi.

Con quasi mezz'ora di ritardo arriva Sbrokken con Fabio. Questa volta non ha il fuoristrada uscito fuori strada, ma una Matiz, dei genitori. Avviso Fabio che Alessandro non sarà con noi. Partiamo e prendiamo l'autostrada, la Roma-L'Aquila.

Sembra filare tutto liscio, fin quando Sbrokken ci chiede se sentiamo un rumore strano fatto dalla macchina. Effettivamente quel rumore c'è, ma nessuno sa a cosa sia dovuto. Sbrokken così accosta e si ferma nella corsia di emergenza.

Aprendo il baule ci accorgiamo subito che qualcosa non va: una nuvola di fumo esce fuori e dietro la macchina notiamo di aver lasciato una scia di acqua...

L'acqua del radiatore.

Sbrokken ci chiede le borracce e ne svuota 2 dentro, le mie, poi ci mette pure l'acqua di Fabio, non è servito a niente dirgli che è meglio far raffreddare prima il motore, che così l'acqua si trasformerà tutta in vapore, Sbrokken sembra aver fretta di risolvere quella spiacevole situazione e butta l'acqua dentro fino a riempire il serbatotio. Parecchia diventa vapore, altra se ne va invece sulla strada da una fin troppo evidente perdita che non si riesce a localizzare.

Piano piano ripartiamo. Sbrokken ci dice che male che va c'è sempre la macchina di Alessandro.
"Ma Alessandro non viene!" gli faccio io.
"Sì, viene, m'ha chiamato poco fa."
Pare che Alessandro ci abbia ripensato nel frattempo... meglio così.

Ci raggiunge in autostrada e arriviamo così alla prima stazione di servizio. Ci serve un ponte per alzare l'auto e vedere il danno, ma il ponte non funziona. Sbrokken ci mette su la macchina lo stesso, si cambia e si butta sotto a guardare. Si fa dare dal benzinaio un nastro adesivo particolare e un paio di pinze e poi comincia a lavorare sotto l'auto. Io gli passo i pezzi di nastro che Fabio taglia e lui li attacca. Stiamo un paio di ore così, alla stazione di servizio, mentre Sbrokken tenta di aggiustare il tubo dell'acqua.

Poi una scarica di corrente buca le forbicette che aveva in mano. Mi dice di spegnere la macchina e togliere le chiavi. E continua a lavorare.

Io e Fabio parliamo del nastro adesivo, inventandoci che costa 25 euro. Sbrokken abbocca e viene fuori da sotto la macchina prendendo il nastro per controllare. Povero Sbrokken.

Finalmente il lavoro è finito. Ma il nastro non tiene, così ci perdiamo un'altra volta quasi tutta l'acqua aggiunta. Così si chiama Aldo, che ci dice di andare sotto casa sua a L'Aquila. Lui è a Roma in quel momento, ma ci manderà un suo amico meccanico a sistemare il danno. Così restituiamo gli attrezzi al benzinaio e partiamo per L'Aquila, costretti a innumerevoli soste per far raffreddare il bolide di Sbrokken.

Ritrovo un ambiente familiare nel capoluogo abruzzese. Scopro che Aldo abita proprio di fronte alla caserma dove ho prestato il servizio militare come ufficiale di artiglieria, nel lontano 1993... Sembra non essere cambiato nulla da quei giorni. Quando arriva il ragazzo a sistemare l'auto gli chiedo se esiste ancora quello che ricordavo come il Corridore, un ristorantino molto alla mano in cui mangiai benissimo. C'è ancora e la notizia mi mette fame.

Mentre l'amico di Aldo lavora all'auto di Sbrokken e la sua ragazza si annoia, io, Fabio e Alessandro ci dedichiamo alle noci. Là crescono un paio di alberi che ci offrono sia il passatempo che la colazione, o meglio un dopo-pasto, visto che abbiamo già fatto fuori i panini.

Dopo 2 ore il lavoro è finito. Salutiamo i ragazzi e montiamo in macchina. Ci dirigiamo verso la città, parcheggiamo e facciamo un giro. Tappa a una pizzeria, ci prendiamo un pezzo di pizza e una birra e poi ripartiamo.

E così neanche questa volta siamo riusciti a trovare la grotta, prima per il maltempo e adesso per il tubo dell'acqua rotto.

Il Monte Argatone ha vinto ancora.

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