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Grotta Gis Stampa E-mail
Scritto da Ursus Spelaeus   

 

 Grotta Gis

 

Il 14 aprile siamo stati a visitare la bella grotta Gis a Cesi, in provincia di Terni. Era sabato e i ternani potevano accompagnarci soltanto alle 3 del pomeriggio. Così ce la prendiamo comoda e fissiamo l’appuntamento per le 9, io e Fabio, e con gli altri dopo le 10.

Siamo in 7, oltre a me e Fabio ci sono Angelo, Antonio, Padregherardo, Nanni e Puorcavuacca. Numero chiuso per quella grotta, troppe concrezioni a rischio. Ci accompagna Luca di Terni, un altro speleo e arriva anche Pandora.

Vista l’ora decidiamo, noi 7, di mangiare un boccone in una trattoria del luogo prima di entrare in grotta. Troviamo un locale ed entriamo. Siamo gli unici clienti a quell’ora e ci accordiamo per un piatto di pappardelle al cinghiale e del vinello rosso. Poi del dolce e del caffè per chi lo vuole.

Con la pancia piena raggiungiamo l’ingresso della cava in cui si apre la grotta Gis ed aspettiamo i nostri accompagnatori. Una volta arrivati ci cambiamo ed entriamo passando accanto al cancello che resta chiuso. Una stradina sterrata porta all’ampia cava, che ha causato la distruzione di tre grotte rilevate. Sulle pareti, qua e là, stalagmiti e concrezioni testimoniano, a imperitura memoria, le bellezze naturali scomparse.

L’imbocco della grotta è un piccolo buco sulla parete, che si apre a circa due metri da terra sulla sommità di un tratto inclinato di rocce franate. Percorsi due metri scarsi ci si trova di fronte ad un muretto e una porticina che chiudono l’ingresso vero e proprio della cavità carsica per proteggerlo dai vandali.

Luca entra per primo. Mi sorprendo a vederlo senza attrezzatura tecnica, ma pare sia uno di quegli speleo esperti strettissimi parenti dei ragni… Già dall’entrata ci rendiamo conto delle concrezioni. Il cunicolo è basso e tortuoso e porta ad una sorta di finestra da scavalcare, quindi riprende e termina in un primo salto di circa 4-5 metri, che da su uno scivolo di 6-7 metri. Luca lo supera senza difficoltà in arrampicata. Io attacco il discensore e scendo.

Andiamo avanti così, fra sale e saliscendi, fino ad una sala alta una decina di metri. La grotta continua lassù, nel “piano alto”. Un grosso masso e poi una roccia inclinata, stalgmiti ed embrioni di stalagmiti che spuntano quasi ovunque, acqua che rende viscida la superficie della pietra. Una corda che scende. Dall’alto capelli d’angelo a volontà. Luca si arrampica, sparisce nel buio. Io attacco il croll per superare il grande masso, poi anche la maniglia per l’altro tratto. Un traverso da superare, poi un terrazzo in cui sostare ed attendere gli altri.

La grotta è calda, fortuna che non ho messo il pile sotto la tuta… troppo calda… arrivato quasi al termine della grotta comincia a mancarmi l’aria. Da prima era apparso un leggero mal di testa, poi seguito da nausea, sempre più forte. Vengo a sapere che anche Angelo e Puorcavuacca hanno avuto nausea. Era meglio non riempirsi lo stomaco di pappardelle al cinghiale prima di entrare in grotta… A Roma io e Fabio avevamo comprato delle paste da mangiare in grotta, come è ormai consuetudine per noi, ma la nausea mi fa desistere e ne approfitta Padregherardo, che a mangiare non fa certo sacrifici…

Puorcavuacca mi propone di tornarcene indietro con calma e accetto. Gli altri, tranne Angelo e Luca che stanno già tornando indietro, vanno più avanti e faranno le foto. Così io e Puorcavuacca prendiamo la strada del ritorno, sbagliando e finendo in una sala umidissima e mai vista… Poi, tornando indietro, ci azzecchiamo e troviamo la via giusta.

Usciamo che è già buio. Sono le 20. Angelo e Puorcavuacca possono cambiarsi. Luca pure perché ha la sua macchina. Ma io no, perché sono in macchina di Padregherardo e lui è dentro la grotta ancora. Così resto con la tuta da ginnastica umida, la maglia bagnata di sudore e rimetto negli stivali i piedi coi calzini fradici. E poi fuori ad aspettare. Dopo un bel po’ escono Pandora e un altro di Terni. Si cambiano anche loro. Pandora ci offre uno snack. Ci avverte che le foto si stanno prolungando e che gli altri non verranno prima di due ore…

Si fa sempre più buio. Le ore passano. Degli altri 4 nemmeno l’ombra. Sonnecchiamo un po’ in macchina. Le undici arrivano e passano. Poi la mezzanotte. Ci chiediamo che fine abbiano fatto. Per due volte, durante l’attesa, torniamo alla cava. Mi affaccio all’imbocco della grotta e tendo l’orecchio a sentire eventuali rumori. Ma solo c’è solo il silenzio intorno, fuori nella notte e dentro la cavità. Ci chiama Luca, in pensiero per il ritardo. Sta venendo da noi per fare un salto dentro e vedere cosa sia successo.

Poi sentiamo dei rumori. 4 luci appaiono nell’oscurità, ondeggiando all’andatura di altrettanti corpi in tute speleo. Gli altri 4 sono tornati. E’ mezzanotte e mezzo. Chiamiamo Luca e lo avvertiamo di non venire più.

Siamo un po’ seccati di quel lungo ritardo, quattro ore e mezzo ad attenderli non è stato poco. Ognuno ha la sua idea del tempo che passa, delle proprie azioni, della vita. Per loro era naturale, le foto si fanno con calma, richiedono tempo. Per noi tutto quel tempo era troppo. Finisce così, in tutta tranquillità, siamo speleonauti, dopotutto, non cowboy.

Attendiamo che gli altri si cambino, poi si rimonta in macchina e si parte. E quest’altra avventura degli speleonauti si è conclusa.