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Grotta di Colle Cantocchio Stampa E-mail
Scritto da Ursus Spelaeus   

Grotta Raguina o Ragugna, Grotta dei Pipistrelli

Con tutti questi nomi è conosciuta la grotta che si apre nelle vicinanze di Bassiano Romano. Una di quelle grotte “conosciute da sempre”, da pastori o semplici viandanti. Una grotta a sviluppo suborizzontale, vale a dire che è percorribile senza l’uso dell’attrezzatura tecnica speleo. Ma è sempre una grotta, un ambiente sotterraneo che custodisce un mondo e un fascino unici.

La partenza e il viaggio: sabato 10 marzo

Cominciando dall’inizio: Fabio voleva provare le riprese in grotta, per realizzare, un giorno, un buon filmato speleo. Così, con la sua fotocamera digitale e qualche flash e tikka in più ci siamo, anzi si è improvvisato cameraman ed io attore…

Nessun altro ha accolto la nostra proposta. Così, in tutta tranquillità, appuntamento alle 9,00 a Santa Croce, diretti verso la Pontina. Solita tappa sull’Anagnina, vicino Cinecittà, per la colazione di Fabio. Prendiamo anche 2 paste, un bignè e un tartufo, da mangiare in grotta.

Questa volta abbiamo anche il navigatore. Ma troviamo traffico sulla strada e raggiungiamo Bassiano Romano, proprio il paese, verso mezzogiorno. Seguendo le istruzioni del libro delle grotte arriviamo a una chiesa isolata, l’abbazia di Valvisciolo, a pochi chilometri dal paese. Vediamo la situazione sulla carta e decidiamo di raggiungere Bassiano, per prendere da mangiare. E’ praticamente la seconda volta che entro a Bassiano, anche se la prima ero ancora nella pancia di mia madre. Bassiano Romano si presenta bene, mura medievali e torri, un senso di antico e di pulizia e ordine nelle strade, anche se abbiamo visto soltanto la principale che arriva al paesino, facendo tappa a un bar per prendere i panini.

Ristorante La Curva

Sorge su una statale, proprio su una curva, donde il nome fin troppo scontato. A noi il ristorante non interessava, e non interesserà in futuro. Passando in macchina davanti al ristorante vediamo un grosso pavone che se ne cammina beato sul ciglio della strada. Fabio si ferma e scatta una foto. Poi parcheggia su uno spiazzo e scende per fotografarlo meglio. Il ristorante La Curva ha una sorta di corte a cui si accede da un cancello, spalancato- è mezzogiorno- per far entrare i clienti. Un bel muretto di recinzione, fatto di massi calcarei cariati, ne segue il perimetro. Il pavone, visto Fabio, accelera il passo ed entra nel cortile. Fabio lo segue. Io resto in auto, poi sento parlare e, ingenuamente, penso al titolare che si intrattiene con Fabio. Ma il tono poi non mi sembra così cordiale e quindi scendo. Una specie di battibecco, ma non era il pavone che beccava il becco, bensì il titolare del ristorante La Curva, in quel di Bassiano.

Si era lamentato perché Fabio era entrato. In casa sua. Non nel cortile del ristorante, aperto, ad ora di pranzo, no, il mezzo neurone bruciato del titolare vedeva un tizio che entrava a casa sua (tra l’altro non dimostra intelligenza uno che chiede “che cosa cerca” ad uno che punta al pavone con una fotocamera accesa in mano!). E se avessimo voluto mangiare? Ci avrebbe cacciato. Poi concede a Fabio di fare la foto, ma lui gli risponde che visto come stanno le cose non scatterà nessuna foto.
E io mi riprometto di fargli pubblicità gratis nel mio blog. Cosa che ho appena fatto.

Sul sentiero alla ricerca della grotta

Da Bassiano torniamo indietro e parcheggiamo lungo la strada, poi, zaini in spalla, ci incamminiamo sul sentiero che parte pochi metri più su, a monte. La strada procede salendo e ben visibile, fino a un prato, da cui riparte ancora salendo. Fa caldo, è una bella giornata, e in breve siamo sudati. Il terreno, a tratti, presenta chiazze di fango. Poi diamo un’occhiata al percorso, Fabio ha fotografato il rilievo e la descrizione. E finiamo per dover percorrere una traccia di sentiero che si snoda in mezzo a una vegetazione fitta, intricata e spinosa. Massi enormi e pareti rocciose spuntano qua e là. Poi trovo l’ingresso della grotta. Un’apertura fra un masso e la parete. Mi infilo dentro. Si può andare sia a destra che a sinistra. Non faccio che pochi metri, sono senza casco.

Posiamo gli zaini e ci cambiamo. Vista l’ora decidiamo di pranzare. Quindi si entra.

Parte Fabio e trova la strada chiusa sia a destra che a sinistra… non era quello l’ingresso della grotta. Così riprendiamo la roba e torniamo sui nostri passi. Mi affaccio da una sporgenza e scopro l’ingresso alto della grotta. Fabio trova quello basso.

L’entrata è comunque a circa 2 metri dal terreno. Mi arrampico e verifico che questa volta ci sia davvero una grotta. C’è. Fabio mi passa gli zaini, che lasciamo qualche metro all’interno dietro a un masso.

In grotta!

E finalmente si entra. La grotta si presenta interessante, con andamento variabile, saliscendi fra massi crollati e concrezioni. Stalattiti e stalagmiti sia fossili che in formazione, laghetti e piccole pozze, tratti fangosi e brevi cunicoli, colate calcitiche bianche e zone con terra rossa e gialla.

Fabio comincia a fare le riprese. Ce la prendiamo comoda. Riprende mentre cammino in esplorazione, mi infilo nei cunicoli, riprende le pozze d’acqua limpida.

All’interno troviamo due colonie di pipistrelli che dormono, immersi ancora nel loro letargo invernale. Alcuni dolicopodi saltano qua e là. Una specie di porcellino di Sant’Antonio (un isopode) trova appetito su un piccolo mucchio di escrementi di pipistrello, fuggendo via al nostro arrivo.

In fondo alla grotta, dove c’è più fango, ci mangiamo le paste. Si scatta qualche foto. Trovo poi dei frammenti di tegole… cosa ci fanno là in fondo alla grotta? Impossibile che siano calcinacci portati da una corrente, così come mi pare strano che qualcuno li abbia portati dentro…

Torniamo indietro. Fabio trova invece degli strani pezzi di ferro, con una molla, residui di qualche sconosciuto attrezzo meccanico servito per chissà cosa, ora divorato dalla ruggine. Li metto nello zaino, come anche qualche altro oggetto di fattura umana rinvenuto, come la gabbietta di tappo di spumante.
Usciamo che è ancora giorno.

Il ritorno

Decidiamo di cambiarci vicino alla macchina. Ritroviamo il sentiero e in breve siamo giù. Io mi fermo quasi alla fine del sentiero, a cambiarmi. Fabio si va a cambiare alla macchina.

Così butto fuori tutto dallo zaino, mi tolgo gli stivali, la tuta speleo, mi sto per togliere i pantaloni della tuta da ginnastica quando sento delle voci vicine. Mi fermo. Dopo qualche secondo sbucano dalla curva un ragazzo e una ragazza, forse due arrampicatori che la mattina abbiamo visto intenti a scalare la parete. Mi salutano, rispondo.

Appurato di essere finalmente solo, mi cambio in tutta tranquillità. Poi raggiungo la macchina, ci mangiamo qualche avanzo e ripartiamo.

Un bel traffico al ritorno. Facciamo tutta l’Appia, ma a ora di cena siamo a casa.