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Grotta Cola Stampa E-mail
Scritto da Ursus Spelaeus   
Relazione uscita del 9-04-06 a Grotta Cola
- di Ursus Spelaeus


Grotta Cola, anzi è meglio dire le grotte Cola, perché sono due. Decidiamo con scarso anticipo di visitare la grotta. La cavità si trova dopo il comune di Petrella Liri. Segnali stradali ne indicano l'ubicazione.
Arriviamo tardi a Petrella. L'appuntamento a piazzale del Verano è alle 9,30. Oltre a me e Fabio ci sono Alessandro, Barbara, Federica e Roberto. Mi faccio questa gita col mal di testa. La mia gatta aveva deciso di fare baccano alle 3, questa notte. Non sono più riuscito a riaddormentarmi, tranne per qualche minuto a singhiozzo.
In vicinanza di Petrella vediamo un motociclista finito in una cunetta. I compari tornano indietro a controllare. Al ritorno non c'erano fiori in quel punto. Dev'essersela cavata.
Lasciamo le macchine di fronte al casale dove il cartello giallo ci dice di salire su per un sentiero. Scarichiamo gli zaini, prendiamo i caschi e ci incamminiamo. Aggirato il casale, seguiamo la strada sterrata che passa vicino a un abbeveratoio, poi si biforca. Prendiamo a sinistra e imbocchiamo il sentiero.
Passiamo accanto a terreni recintati. Due cani non gradiscono la nostra presenza e ci abbaiano contro. Il sentiero comincia a salire, poi scompare fra la vegetazione selvaggia. La rupe è sopra di noi. Lassù, da qualche parte, c'è l'entrata di grotta Cola.
Salendo per una via diretta ritroviamo il sentiero. In terra, su un masso, alcune scritte in blu ci danno le direzioni da prendere per grotta Cola e grotta Cola 2. Prendiamo prima a sinistra, per la Cola. Si sale sotto il sole e il caldo. Nel cielo limpido alcuni rapaci, poiane o gheppi, volteggiano attorno alla rupe.
Ci siamo quasi. Due grossi buchi nella roccia, alla base della parete, ci confermano l'arrivo. Io vado a controllare quello a destra, gli altri a sinistra.
Quello giusto era a sinistra.
Ci cambiamo. Io vado a controllare lo sgrottamento che si apre alla nostra destra. E' carino all'interno. Ciuffi di piante crescono dalla roccia, rivoli d'acqua qua e là, alcune concrezioni.
Ritorno e trovo gli altri che addentano i panini. Li imito volentieri. Qualche minuto dopo apro la tasca della mia tuta e trovo le palline bianche prese fuori dall'acquedotto di Fosso degli Olmetti. Sono i colpi per le pistole usate nel soft air. Subito mi balena nella mente lo scherzo. "Alessandro, vuoi una mentina?" "Sì, grazie!" E ne prende 2 o 3 che mette subito in bocca. Prima che accada l'irreparabile lo avverto che non sono mentine ma palline di plastica. Sorridendo le sputa in terra.
Terminata la pausa pranzo entriamo. La sala che si apre subito dopo l'entrata è ampia. In terra sassi di crollo e terriccio. Alcuni punti sono umidi per infiltrazione di acqua. Posiamo gli zaini all'interno e prendiamo per la via a sinistra.
La grotta si presenta ben concrezionata. Stalattiti e stalagmiti di varie dimensioni, capelli d'angelo con stillicidio, clessidre, colonne e concrezioni a cattedrale, colate calcitiche di un bianco puro e altre perfino nere, vaschette e piccoli laghetti pieni d'acqua, grosse stalagmiti e stalattiti cadute ed incollate in terra.
Non ci sono passaggi stretti da fare, a parte qualche strettoia che si apre da buchi in terra... Ma lì dentro mi ci sono infilato soltanto io. Come dice Fabio io nasco come esploratore...
C'è un solo punto difficile e di relativa pericolosità: un piccolo scivolo e un saltino finale di poco più di un metro che immette in un'ampia sala che inizia con uno scivolo. Al ritorno lo evitiamo passando per un altro ramo.
Nella sala ci fermiamo per qualche minuto per delle foto.
Tornando indietro trovo un passaggio stretto. Mi ci infilo e scovo un bel laghetto, una vaschetta anzi, sui 2 metri scarsi di lunghezza. Facendo attenzione a non sporcare l'acqua l'aggiro per vedere cosa nasconde oltre. Una breve arrampicata e mi ritrovo in una bella saletta concrezionata. Attraverso un buco si vede un'altra sala. Ma da lì non è facile passare, è scivoloso. Trovo una via per aggirarlo ed entro nella sala con un altro laghetto. Grotta Cola non finisce di stupire.
Ci si ferma in un'altra sala a scattare foto. Nel frattempo accedo alla sala attigua. Un rumore ovattato. Un fruscio appena percepibile. Sono i patagi dei pipistrelli, disturbati da noi intrusi. Non è raro, alla grotta Cola, trovare piccole colonie di pipistrelli. In quella sala il terreno è ricoperto del loro guano.
Tornando indietro ci ritroviamo nella sala principale. La tikka è inutile, la luce del giorno entra e spande un chiarore soffuso all'interno. Ne approfitto per prendere un po' d'acqua dal mio zaino. Prendiamo così il ramo a destra. Anche qui troviamo belle sale concrezionate e colonie di pipistrelli.
Quando usciamo è ancora giorno. C'è ancora la Cola 2 da vedere, ma gli altri sono stanchi e si riposano al sole come lucertole. Finisco il panino e poi convinco Fabio a scattare qualche foto nella cavità che si apre poco più avanti.
Qualche minuto più tardi si discende. Alessandro e le ragazze non se la sentono di arrivare fino alla Cola 2. Così, arrivati al masso con la scritta blu ci dividiamo. Più dietro vedo Fabio e Roberto che mi seguono. Il sentiero scompare. I miei amici si fermano a chiacchierare. Non so dove andare a cercare l'ingresso della grotta, non ci sono altre indicazioni. Di fronte a noi, in un tratto abbastanza ripido del terreno, si apre una spaccatura. Troppo piccola per essere la Cola 2. Penso che, chiamandosi con lo stesso nome della prima, deve avere per forza delle caratteristiche in comune. Magari l'ubicazione dell'entrata. Così salgo rapidamente in quota, fino a raggiungere la base della rupe, mi infilo nella vegetazione intricata e poco più su trovo l'ingresso. Urlo "Grottaaa!" E vengo sentito non solo dai due che stanno pochi metri più giù, ma anche da Alessandro e le ragazze. L'entrata è ampia, sulla destra c'è un buco che va avanti stringendo. Sulla sinistra, in alto, si apre un cunicolo che sale. Mi arrampico per un metro, ma senza casco né tikka è inutile. A prima vista, però, sembra stringere.
Torno giù. Decido di cambiarmi là, in mezzo alla natura, piuttosto che alla macchina in mezzo alla strada. Gli altri cominciano a scendere. In pochi minuti raggiungo l'abbeveratoio, mi sciacquo il viso e bevo abbondantemente. Arrivato alla macchina vedo soltanto Fabio e Roberto. "E gli altri?" Nessuno ne sa niente. Saranno andati al paese, ipotizziamo. Proviamo a chiamarli, ma i cellulari sono spenti. Dopo mezz'ora cominciamo a cercarli. In macchina ci dirigiamo verso il paese, ma dopo poche decine di metri torniamo indietro. Non ha senso. Se erano stanchi per raggiungere l'ingresso della Cola 2, figuriamoci se arrivavano al paese a piedi...
Allora andiamo più giù, ma niente. Torniamo indietro fino alla loro macchina. Decido di arrivare fino all'abbeveratoio. Pensieri strani affiorano. Quelli di maniaci che portano le loro vittime in casali abbandonati. Ritorno verso le macchine. Intanto Fabio e Roberto mi erano venuti incontro. In quel momento il cellulare di Fabio squilla. E' Alessandro. Nessun maniaco, per fortuna. "Ma dove state?" Sotto la strada, dove c'è una specie di cava con macchine agricole e betoniere, una sorta di discarica, a vederla. Erano là, a sonnecchiare e prendere il sole... e non si erano nemmeno cambiati. Non abbiamo parole.
In breve si riparte e si fa ritorno in città.