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Ed anche il secondo raduno Speleonauti si è concluso, all'insegna
del divertimento e delle sane bevute.
Ma procediamo con ordine.
17 giugno 2006. Esco di casa alle 7,30. Alle 6,30 ho dovuto alzarmi, dopo
solo 4 ore di sonno... Gabriele è allo Scalo ad attendermi, con
la sua nuova e fiammante Cordoba nera. Partiamo. Ai Monti Tiburtini preleviamo
la Dolichopoda. E via verso piazzale Ionio per prendere Padre Gherardo
e Lollo. Si caricano i bagagli, ben pigiati nel vano e via, a prendere
l'autostrada.
Gabriele accende l'aria condizionata, scatenando le lamentele di Lollo,
che non riesce a respirare. Così apriamo i finestrini per far passare
un po' d'aria non viziata, ma Gabriele ce li blocca.
Dopo svariati battibecchi si fa ora di pranzo. Decidiamo, essendo in Emilia
Romagna, di fermarci a mangiare una piadina per la strada. Così
in un chioschetto ben attrezzato facciamo sosta.
Si riparte, verso la stazione di Brisighella, dove ci raggiungono Velociraptor
e Gardela. Là, ci dividiamo, io resto in macchina con Gabriele.
E quindi via verso Castelnuovo, nella canonica che ci fa da quartier generale.
Abbandonata la strada, entriamo in una sterrata seguendo le altre 2 macchine.
Gabriele mi fa scendere. La strada presenta dei dossi e ha paura per la
sua auto: devo indicargli dove passare. In alcuni punti le ruote girano
a vuoto. Morale della favola: mi faccio a piedi il resto della strada
fino alla canonica. Sulla sinistra vedo un buco in terra chiuso parzialmente.
L'entrata di una grotticina. Mi affaccio e sento un puzzo mai sentito.
"Che strano odore hanno le grotte nel gesso", penso ingenuamente.
Ma poi capisco che non è l'odore della grotta, ma quello dei pneumatici
della macchina di Gabriele...
La canonica di Castelnuovo è un posto pittoresco. Una bella vista,
tanta vegetazione, la costruzione che ricorda i vecchi casali di campagna.
Prendiamo i bagagli e li sistemiamo all'entrata. Poi ci dividiamo in 2
macchine e partiamo verso la grotta Rosa Saviotti, nella vena del gesso.
Là, su una specie di piazzola a bordo strada, c'è già
qualcuno a cambiarsi: "Collina", Matteo ed altri 2 o 3. Il paesaggio
è particolare: di fronte e dietro di noi i caratteristici calanchi,
forme di erosione dell'acqua in terreni argillosi, e nel mezzo terreni
gessosi: la Vena del Gesso, appunto.
Il percorso che seguiremo è l'attraversamento della grotta Acquaviva
e l'uscita dalla grotta Rosa Saviotti.
Ci cambiamo. L'avvicinamento è breve, 5 minuti all'interno di un
boschetto. Poi il terreno scende come un imbuto e giù, sul fondo,
l'entrata dell'Acquaviva, che comincia con un P25 dall'entrata stretta.
Ci raggiungono nel frattempo anche altri: il Giaguaro di Gorizia e Riccardo.
Uno ad uno si scende. Tocca a me. E' parecchio che non scendo un pozzo
più profondo di 13 metri (più di un anno) e c'è un
po' di tensione. Mi appendo alla corda e mi lascio andare. Poco più
giù il frazionamento. Poi la discesa verso il fondo.
Subito dopo un altro pozzo, un P15 che sembrava scolpito dall'uomo, tubolare
e liscio. Il Giaguaro mi da alcuni preziosi consigli su come tenere il
moschettone di rinvio. Il mio, da un anno e mezzo, è sul moschettone
del discensore. Mi fa scendere il P15 col rinvio attaccato al delta. Una
sicurezza maggiore. Si scende in libera e si atterra sul fango. Il fango
che caratterizza le grotte del gesso.
Andiamo avanti così, scendendo pozzetti uno dietro l'altro. Arrivati
ad un cunicolo si brinda insieme agli altri con lo spumante per festeggiare
la figlia appena nata a Matteo.
Poi arrivano i punti un po' impegnativi della grotta. Una strettoia a
V, da fare con attenzione, gambe in alto e sulla destra altrimenti si
resta incastrati. La passo senza difficoltà, con l'aiuto del bravo
Collina. Un traverso aereo: ci si aggancia con 2 longe e poi, seduti sul
bordo del pozzo, ci si lascia andare attraverso il vuoto sotto appesi
alla corda; subito dopo un pozzetto con frazionamento; Collina mi aspetta
là e arriva un altro prezioso consiglio sulla sicurezza in grotta:
abituato da sempre a restare appeso sulla longe, Collina mi consiglia
di non togliere la corda dal rinvio prima di aver attaccato il discensore
sull'altro tratto di corda; in quel modo al frazionamento sono attaccato
in 2 punti anziché in uno soltanto. Un salto di 2 metri da superare
con una corda in cui sono state create con i nodi 2 staffe, a mo' di scaletta.
Un meandro da fare allongiati e in contrapposizione.
E poi il fango, tanto fango, quanto fango! Se stai troppo fermo in un
punto rischi di incollarti e far parte integrante della grotta.
Arriviamo alla prima risalita. Siamo passati ormai nell'altra grotta.
Una delle ultime risalite presenta delle difficoltà. Si sale per
un paio di metri e poi il frazionamento praticamente nel vuoto. Il Giaguaro
mi avverte che quel frazionamento è bastardo. Ma col suo aiuto
da sotto lo passo. Arrivato quasi in cima la maniglia mi torna giù
di una decina di centimetri... i dentini non hanno fatto presa con tutto
quel fango.
Comincia poi una strettoia. Collina nel frattempo è rimasto dietro
di me. La strettoia gira a sinistra e poi a destra. Si procede come vermi
nel fango. Un paio di tavole aiutano la progressione.
Siamo ormai alla fine. Comincia un tratto in salita con rocce di frana
e una corda per aiutare la risalita. Il tratto è facilmente arrampicabile
per almeno 3 quarti. Poi attacco la corda al croll perché la pendenza
si fa maggiore e si scivola. Collina è passato avanti, lo sento
parlare con qualcuno che è già uscito. Guardo su e vedo
una roccia su cui arrampicarmi. Ma poi la roccia si muove e scopro che
è Collina... Nella vena del gesso ci si mimetizza bene.
Collina passa sulla destra anziché seguire la corda che va a sinistra.
Io mi tiro su fin dove posso, ma mi resta impossibile seguire la corda,
non ho appigli per i piedi e non riesco ad andare avanti. Allento la tensione
del croll sulla corda e scendo di qualche centimetro. Poi decido di passare
a destra. Attacco il discensore e stacco il croll. La posizione è
scomoda, mi sembra che il discensore non sia montato bene, ma scendo lo
stesso. Un metro più giù mi fermo. Ci metto un po' a staccare
la corda dal discensore. Non era montato bene, ma neanche male... un giro
in più di corda che passava nel moschettone. Mi arrampico dove
è passato Collina, mi infilo in una finestrella, con fatica faccio
passare l'attrezzatura e sono fuori. Poi mi arrampico fino ad uscire dalla
grotta. Collina mi batte il "cinque". Insieme ci infiliamo nel
boschetto, investiti dall'aria calda della serata. Sono le 19.
Velociraptor, Gabriele, la Dolichopoda e altri 2 sono già fuori.
Dopo un'ora arrivano anche gli altri.
Ci cambiamo, ma il tentativo di togliere il fango è vano.
Quando arriviamo alla canonica è in corso una guerra d'acqua. Micol
è già semifradicia, Collina lancia bagnarole d'acqua dalla
finestra del primo piano. Riusciamo ad entrare indenni. Porto la mia valigia
su e cerco gli altri, per vedere dove si sono sistemati. Entro in una
stanza e vedo Lollo. "Lollo, do' dormi tu?" le urlo. Mi dava
le spalle e non mi ero accorto che stava al telefono. Col suo ragazzo.
Che tentava di convincere che avrebbe dormito solo con ragazze nella stanza.
"Che tempestività, Ursus!" mi urla di rimando.
La tavola è giù apparecchiata, nel camino ardono un paio
di ciocchi, in cucina si sta preparando il ragù e la pasta, decine
di bottiglie di birra sono già al fresco.
Ci laviamo e torniamo nella sala. La pasta viene servita, ottima, accompagnata
dal rosso e dalla birra. Si brinda e si mangia. Poi la brace viene portata
fuori, dietro la costruzione, dove in breve viene acceso un altro fuoco
per cuocere la carne.
Nel frattempo restiamo là, a chiacchierare al fresco. Padre Gherardo,
santo bevitore, accetta svariate volte la caraffa del rosso, poi, sostenendo
di averlo fatto ridere, mi sputa sulla maglia il vino. Gabriele, con la
scusa dei massaggi, non perde occasione per tocchettare questa o quella
donzella.
Io ingaggio una sfida al gioco delle "due dita" con Michelino.
Praticamente con l'indice e il medio si devono colpire i polpastrelli
delle rispettive dita dell'altro. Un gioco imparato 20 anni prima al liceo.
Il ragazzo promette bene e la sfida finisce in parità. Poi è
lui a lanciarne una: colpire con la nocca dell'indice la tavola di legno
della panca. Gli tengo testa bene. Gli altri ci fanno smettere, sulla
panca c'è gente seduta e vorrebbe restarci.
La carne è cotta, si torna volentieri dentro e ci si riempie lo
stomaco con salsicce, bistecche e pancetta, accompagnate ancora dal rosso
e dalle birre.
Poi il Giaguaro tira fuori la sua grappa Julia. Come non assaggiarla?
E' questione di educazione e nessuno di noi si mostra maleducato.
Neanche con la vodka alla pesca, né con tutto ciò che di
bevibile è passato per la canonica di Castelnuovo.
Si chiacchiera a tavola, mangiucchiando e bevendo. Micol, santissima bevitrice
e fumatrice, accende l'ennesima sigaretta. "Mi fai fare un tiro?"
le chiedo. Padre Gherardo, sapendo che non sopporto il fumo, mi guarda
meravigliato. La mia serietà deve averlo colpito. Micol mi passa
la sigaretta, io la prendo e... la tiro contro la parete di fronte, ridendo.
Padre Gherardo scoppia a ridere. Micol, che per fortuna sta agli scherzi,
va a riprendersi la sigaretta e continua a fumare.
Io e Lollo ci scegliamo una maglia a testa dello Speleo Club Forlì,
così l'indomani ho il cambio, visto che la maglia sputazzata dal
Padre non posso più indossarla.
Le chiacchiere continuano fino a tardi. Qualcuno si allontana, va fuori
o a letto. Michelino e Collina se ne vanno. Anche qualcun altro non resterà
a dormire.
Alla fine, nella sala, restiamo io, Padre Gherardo, Velociraptor, la Dolichopoda,
il Giaguaro e un'altra ragazza a parlare. Di grotte, ovviamente. Di corsi,
di tecniche, di speleologia in generale. Da quella chiacchierata è
emersa una cosa importante: se da una parte i forlivesi e i loro amici
sono un branco di matti scatenati, dall'altra dimostrano di essere scrupolosi
e precisi nell'andare in grotta, attenti alla sicurezza, individuale e
collettiva.
E così l'argomento speleologia ci fa andare a dormire dopo le 4
di mattina...
Ci infiliamo a letto, nel sacco a pelo. Mi addormento di colpo. Alle 8
siamo svegli. Gabriele, in uno dei suoi momenti più creativi, propone
di andare a Ravenna e fare qualche giro a Mirabilandia. La sua alzata
di ingegno fa intervenire Padre Gherardo che, come un padre a un bambino,
gli fa capire che non è possibile attuare un progetto del genere.
Crogioliamo a letto fino alle 9, poi, lentamente, ci alziamo.
Ho uno spit piantato in fronte. Lo sapevo, succede ogni volta che faccio
tardi. Un mal di testa che continuerà per tutto il giorno.
Scendiamo a fare colazione. E' stato preparato il tè. Ne prendo
un bicchiere, che correggo con la vodka alla pesca. Poi ne prendo un'altra
tazza, con alcuni biscotti.
Pian piano il risveglio ha colpito anche gli altri. Riccardo entra in
sala e per colazione stappa una bottiglia di birra fresca. Velociraptor
invece addenta una bistecca.
Cominciamo a dare una sistemata agli avanzi e alle stoviglie sporche,
che Padre Gherardo lava meglio di una massaia. Intanto si fa mezzogiorno
e faccio uno spuntino con bocconcini di carne avanzata, che il Giaguro
ha riscaldato in padella, e una specie di cipolla sott'aceto con piadina.
Siamo arrivati ai saluti e ai ringraziamenti. Prendiamo i bagagli e "non"
li carichiamo in macchina, l'intoccabile Cordoba di Gabriele. Siamo costretti
a farci la sterrata a piedi, altrimenti la supercar tocca sui dossi. Finalmente,
carichi come somari sotto il sole, possiamo sistemare i bagagli in auto.
Consultiamo la cartina e ci incamminiamo sulla via del ritorno.
Il programma serale è di cenare ad una specie di sagra della bufala
a Magliano Sabina. Padre Gherardo chiama gli organizzatori e prenota.
Intanto, però, si è fatta ora di pranzo. Ad un autogrill
ci fermiamo a mettere qualcosa nello stomaco.
Ci fermiamo un paio d'ore a Perugia. Nel centro le auto non possono entrare,
neanche la Cordoba nera di Gabriele, così entriamo nel parcheggio
e lasciamo l'auto, dopodiché ci avviamo per il centro storico della
cittadina.
Qualcuno prende un gelato, il Padre anche dei fior di cappero che strappa
su un muro.
Poi ci si divide: Lollo, la Dolichopoda e Gabriele se ne vanno a vedere
una mostra di Tiziano (un amico di Lollo) e io e il Padre ci sediamo al
fresco per qualche minuto nella basilica. Poi ci alziamo e facciamo un
giro per il centro, fino a quando ci ricongiungiamo con gli altri.
Ormai è ora di partire e ci incamminiamo verso il parcheggio. Entrati
nella struttura, Lollo, il Padre e la Dolichopoda sbagliano strada e prendono
un corridoio che va sotto, mentre io e Gabriele prendiamo quello giusto
che sale. Le ragazze quindi tornano indietro, ma il Padre, per distinguersi,
vuole "arrampicare" il muro liscio. Spicca un salto, riesce
ad afferrare la ringhiera, piega le gambe e... paff! il cellulare gli
cade dalla tasca aperta e si smonta in 3 pezzi! Restiamo piegati in due
dal ridere per alcuni minuti. Più dietro già qualcuno viene
nella nostra direzione, ignaro del motivo della nostra ilarità.
Usciamo da Perugia e raggiungiamo il paese della sagra. Prendiamo un tavolo
e aspettiamo una coppia di amici del Padre. Poi si mangia. Carne di bufala,
mozzarella di bufala, pasta condita con carne di bufala, birra, vino,
acqua e crostate di ricotta di bufala. Rimpizzati a dovere ritorniamo
in auto, non prima di aver visto Lollo ballare in mezzo alla strada con
un'anziana signora del posto...
E questo è quanto, ed è quasi tutto ciò che è
avvenuto al secondo raduno Speleonauti, un momento non solo di divertimento
e follia, ma anche di apprendimento e socializzazione.
--|Vrsvs Spelaevs|--
"Tutto ciò è detto con il sorriso ed è per
mantenerlo che ognuno di noi a prescindere dagli altri deve a mio avviso
mantenere il proprio stile di comportamento senza perdersi in mere disquisizioni."
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