Relazione uscita del 10-06-06 al Monte Pellecchia

- di Ursus Spelaeus

Sabato 10 giugno. L'appuntamento, questa volta, è a Battistini alle 8,45. Quasi puntuale arriva tutto il BER: Padre Gherardo e Greg.
Direzione Monteflavio, paese senza uscita.
Prendiamo l'autostrada, imbocchiamo la salaria, oltrepassiamo Monterotondo, dove il BER acquista i panini del pranzo, Borgo Quinzio, Acquaviva di Nerola, Nerola e Montorio Romano. Entriamo quindi a Monteflavio. Padre Gherardo si ferma dove un camion sulla strada sta vendendo frutta. Fa la fila per qualche minuto e torna soddisfatto: il tizio non lo ha fatto pagare.
Rimontiamo in macchina e cerchiamo la sterrata che ci porta a Monte Pellecchia. Ne imbocchiamo una, ma si rivela quella sbagliata.
Torniamo indietro e ne prendiamo un'altra. Lasciamo l'auto addossata a un muro di recinzione, prendiamo gli zaini e via.
La strada è semplice, sale di poco, tutto il percorso è di 500 metri di dislivello. In breve ci immergiamo nella natura semi-incontaminata del Parco dei Monti Lucretili. La sterrata diviene ben presto un sentiero. A destra e a sinistra ciuffi d'erba e cespugli in pieno vigore.
Lucertole guizzano quasi ad ogni passo, scarabei stercorari al lavoro, stormi di moscerini galleggiano nell'aria tiepida, cinguettii e il lamento lontano di un cuculo ci accompagnano.
E poi la biscia. Arrotolata sul ciglio del sentiero. Padre Gherardo prende la digitale, ma basta una vibrazione nel terreno per farla schizzare via.
Ci consoliamo della foto mancata mangiando fragoline di bosco che crescono sul sentiero.
Sul ciglio troviamo un buco nella roccia, mi affaccio, alcune pietre franate e basta. Sarebbe da scavare...
Il sentiero ci porta ad un crocevia. Cartelli in legno ci danno informazioni sulle strade da prendere. Proseguiamo verso una lontana costruzione.
Dopo breve arriviamo al rifugio. Un rifugio esternamente già pronto, ma ancora chiuso. Alcuni cavalli al pascolo, vedendoci arrivare, si allontanano.
Restiamo lì alcuni minuti per decidere la strada da prendere, infine ci dirigiamo verso il bosco, abbandonando il sentiero.
Alcune mucche pascolano all'ombra degli alberi, mangiando quel poco di erba che trovano. Una, quasi nera, è enorme e diventa subito oggetto da fotografare. Le altre 2 sono bianche. Più avanti ce n'è un'altra, più piccola, poco più di un vitello. Ha qualcosa che fuoriesce dai genitali o dall'ano, sembra una vena gonfia di sangue, ma è impossibile stabilirlo. La bestia sembra non farci caso.
Incerti sulla strada da prendere, torniamo indietro e riprendiamo il sentiero.
La strada ci porta in alto, dove troviamo un punto in cui pranzare, all'ombra di due alberi. Poi di nuovo in cammino, fino ad una ampia radura dove si apre il paesaggio collinare dei Lucretili. Riprendendo il percorso possiamo scorgere la sagoma del Monte Soratte che si staglia sull'orizzonte velato.
Ci immergiamo di nuovo in un boschetto che ci porta ad una radura con un laghetto d'acqua piovana. Una dolina. Ne troviamo un'altra lì vicino, ma senza acqua. Il tempo di scattare qualche foto e di nuovo in cammino.
La vegetazione lascia il posto a ciuffetti di erba e rocce affioranti. Sono gli ultimi metri che ci separano dalla cima spoglia del monte.
Là, a poco più di 1300 metri sul l.m., una croce ricorda una sciagura aerea avvenuta nel 1960, dove morirono quattro militari. Un'elica è l'ultima testimonianza del disastro.
Ci sediamo a mangiare ancora qualcosa. Scattiamo altre foto, poi prendiamo la via del ritorno. La via diretta, voluta da Padre Gherardo contro la volontà di Greg di non abbandonare il sentiero.
La via diretta che ci fa risparmiare parecchio tempo. Al crocevia, così, possiamo giocare a freesbee per alcuni minuti. Padre Gherardo dimostra un'abilità incredibile, cimentandosi in lanci plastici e morbidi anche a lunga gittata, mentre io e Greg fatichiamo per prendere il disco al volo o per lanciarlo tremolante nell'aria calda del pomeriggio.
Di nuovo sul sentiero, a ritroso, di nuovo a raccogliere fragole di bosco, che Padre Gherardo divide con noi.
E quindi alla macchina, dove ci cambiamo e prendiamo la via del ritorno.
Una breve tappa ad un bar a Nerola per una bibita e poi sulla strada asfaltata e fra le vetture in corsa, dove i cespugli e gli alberi dei Lucretili sono ormai un piacevole ricordo.

 

--|Vrsvs Spelaevs|--

"Tutto ciò è detto con il sorriso ed è per mantenerlo che ognuno di noi a prescindere dagli altri deve a mio avviso mantenere il proprio stile di comportamento senza perdersi in mere disquisizioni."

 

 

 

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